Il Governo si impegna a soddisfare quasi integralmente le richieste delle imprese in lista d’attesa per i crediti d’imposta Transizione 5.0, che avevano presentato domanda dal 7 al 27 novembre 2025 a fondi esauriti: beneficeranno del 100% di quanto maturato sulle FER, come gli impianti fotovoltaici, e del 90% circa di quanto spettante per i beni strumentali. Nell’incontro di mercoledì con i rappresentanti delle imprese è stato annunciato a questo scopo l’impiego di risorse per 1,5 miliardi di euro. Un cambio di rotta netto rispetto alla linea tracciata dal decreto fiscale del 27 marzo 2026, che aveva allarmato le categorie; torna credibile la parola data dal Governo a fine novembre: garantire copertura alle imprese rimaste escluse.
Buone notizie per i cosiddetti “esodati 5.0”, aziende che avevano presentato domanda dopo l’esaurimento delle risorse, ridimensionate da 6,3 a 2,5 miliardi di euro alla fine di novembre 2025 (con successiva mini-iniezione di 250 milioni, trasfusi dal dl 175/2025).
Dopo la levata di scudi delle imprese al decreto fiscale, con prospettato taglio del 65% dei crediti d’imposta spettanti e l’annullamento a piè pari del beneficio per le fonti di energia rinnovabile (FER), il Governo ha corretto il tiro. «Abbiamo fatto il massimo sforzo possibile, lavorato in piena sintonia tra ministeri, tutti gli impegni saranno mantenuti», ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel corso del tavolo di confronto con le rappresentanze di categoria del 1° aprile 2026.
Al tavolo è stata annunciata l’allocazione integrale delle risorse «a favore delle imprese» previste dalla manovra (1,3 miliardi appostati dall’art. 1, comma 770), rimpolpate da ulteriori 200 milioni, per un totale di 1,5 miliardi. Una dotazione che consentirà di coprire i 7.417 progetti 5.0 in lista d’attesa con il 100% dei crediti validamente prenotati relativi a FER e spese di certificazione e circa il 90% di quelli per beni strumentali materiali e immateriali e la formazione.
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Le ragioni dello strappo: i tagli prospettati
Il dietrofront dell’esecutivo a salvataggio delle liste d’attesa 5.0 arriva dopo un passaggio particolarmente critico. Il riferimento è all’emanazione, nell’attuale contesto di tensione geopolitica in Medio Oriente, del decreto-legge 38 del 27 marzo 2026.
Un provvedimento dall’approccio evidentemente prudenziale, più che cauto a fronte del crescente aumento dei costi energetici, contenente la previsione di destinare agli esodati 5.0 solo 537 milioni dei 1,3 miliardi accantonati dalla Legge di bilancio.
Un vero e proprio affronto per le associazioni di rappresentanza del sistema produttivo, che aveva scatenato, immediata, una condanna generalizzata, di cui si era fatta portavoce Confindustria.
Le proteste delle imprese e il rischio credibilità
Si sono mosse compatte, nell’ultima settimana, tutte le organizzazioni datoriali sull’intero territorio nazionale, per contestare con durezza un impianto che avrebbe ridotto drasticamente i benefici percepibili dagli esodati 5.0: le imprese con aliquota teorica del 45% si sarebbero fermate al 15,75%, mentre quelle al 35% sarebbero scese al 12,25%. Scenari ben al di sotto persino del 20% garantito dalla, più basica, Transizione 4.0, cui le imprese consapevoli di avere messo in atto progetti di efficientamento energetico validi e meritevoli erano state espressamente chiamate a rinunciare alla fine di novembre.
Una prospettiva, quella del dl fiscale, che non solo avrebbe penalizzato gli investimenti più ambiziosi sul piano energetico, ma avrebbe messo in discussione la credibilità complessiva del sistema incentivante. Il rischio, evidenziato anche nel dibattito pubblico, era quello di scoraggiare gli investimenti futuri proprio nel momento in cui il Governo si sta preparando a lanciare il Nuovo Iperammortamento.
Transizione 5.0: misura complessa, ma efficace
La vicenda a lieto fine delle liste d’attesa 5.0 si inserisce in un percorso più ampio, ondivago sin dall’inizio. Il Piano Transizione 5.0, nato con una dotazione di 6,3 miliardi nell’ambito del RepowerEU, ha attraversato ritardi attuativi, incertezze operative, contestazioni costanti dalle stesse categorie che hanno finito per reclamarlo e una lunga fase iniziale di scarso utilizzo.
Eppure, nella sua maturità, a distanza di poco più di un anno di effettiva operatività, la misura ha registrato una forte accelerazione, arrivando a generare una domanda che ha ecceduto ampiamente i 4 miliardi di euro: ben al di là del plafond azzoppato a novembre per i timori di inutilizzo. Incomparabilmente oltre il primo anno di operatività della vecchia Industria 4.0 nel 2017.
Quasi 19 mila istanze presentate, risparmi energetici certificati a più del 15% per la stragrande maggioranza dei processi produttivi da parte delle aziende: oltre l’80% dei crediti validamente richiesti è stato generato da progetti con il massimo livello di efficientamento energetico, a conferma di una risposta qualificata, non opportunistica, da parte dei candidati. Tutti dati che smentiscono la narrazione di un fallimento strutturale e, al contrario, dimostrano come gli obiettivi dell’incentivo, che pur ha richiesto tempo per essere compreso e assimilato dal sistema produttivo, siano stati sostanzialmente raggiunti.
Uno sguardo avanti al Nuovo Iperammortamento
Nel quadro generale delle politiche industriali, al tavolo con le associazioni del 1° aprile, il Governo ha messo sul piatto le “nuove” risorse per gli esodati 5.0, che dunque portano la dotazione complessiva della misura a 4,25 miliardi di euro, rispetto a un fabbisogno stimato in circa 4,4 miliardi. E le ha affiancate agli 8,3 miliardi già previsti per il Nuovo Iperammortamento 2026-2028, cui si aggiungono gli ulteriori 1,4 miliardi già destinati a rimuovere il vincolo “made in EU”.
Fondi che, nell’insieme, considerando entrambe le misure 2024-2028, sfiorano ora i 14 miliardi di euro per gli investimenti in beni strumentali delle imprese.
I destini di entrambi gli strumenti, Transizione 5.0 e Nuovo Iperammortamento, muovono ora in gemellaggio normativo verso le modifiche in conversione del dl fiscale. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha comunque assicurato alle rappresentanze tempi rapidi per l’adozione del decreto attuativo dell’iperammortamento in seguito alla conversione.
I tempi per i prossimi passaggi
L’intervento annunciato a favore delle liste d’attesa 5.0 dovrà, infatti, tradursi in modifiche concrete in sede di conversione del decreto fiscale, attualmente all’esame del Senato, con deadline all’inizio di maggio. È in questa fase che si metterà nero su bianco l’effettiva portata delle coperture e l’eventuale, specifica gestione tecnica complementare delle componenti FER in ambito 5.0, cui sono specificamente destinati i 200 milioni aggiuntivi, che potrebbe richiedere un canale di finanziamento dedicato.
La conversione del decreto fiscale servirà anche a sgombrare definitivamente la rampa di lancio del Nuovo Iperammortamento. Il presidente di Confindustria, Orsini, mercoledì sera, ha confermato: «abbiamo anche chiesto rassicurazioni sull’iperammortamento. Il decreto attuativo dovrebbe essere operativo nei primi dieci giorni di maggio».
Dopo mesi di incertezza, il segnale politico appare inequivocabile: gli impegni presi saranno rispettati. Resta da verificare come questa promessa si tradurrà in un assetto normativo stabile, capace di restituire piena fiducia alle imprese.