Con la scadenza del 31 luglio 2026 termina simbolicamente la stagione del credito d’imposta per i beni strumentali 4.0. È questo, infatti, l’ultimo giorno utile per trasmettere al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti “prenotati” con ordine e acconto entro il 31 dicembre 2025 e conclusi entro il 30 giugno 2026, secondo la disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2025. Non tutte le aziende, però, si trovano nella stessa situazione: alcune, con investimento avviato nel 2024, restano escluse dal termine tassativo; altre, in attesa del possibile sblocco di risorse, su cui il Mimit ha più volte espresso ottimismo, sono al momento impossibilitate a perfezionare la procedura obbligatoria. Intanto, per gli investimenti consegnati nel primo semestre 2026, c’è chi valuta il delicato passaggio al nuovo iperammortamento. Tra tante variabili, un punto fermo: la data di oggi fa da spartiacque nell’ambito di una misura che, dal 2020, ha rappresentato il principale strumento di politica industriale per la digitalizzazione delle imprese.
Il 31 luglio 2026 rappresenta molto più di una semplice scadenza amministrativa: oggi si conclude il percorso del credito d’imposta Transizione 4.0, misura che ha accompagnato gli investimenti delle imprese italiane sin dal 2020 e che ha profondamente influenzato i processi di innovazione del sistema produttivo.
L’adempimento odierno è decisivo per le imprese che, trasmettendo nei termini le prime due comunicazioni previste dalla disciplina introdotta dalla Legge di bilancio 2025, hanno “prenotato” i beni dell’allegato A entro il 31 dicembre 2025 (con ordine accettato dal venditore e acconto versato pari almeno al 20% del costo di acquisizione) e li hanno realizzati nel primo semestre 2026. Il mancato invio della comunicazione di completamento al GSE comporta infatti l’impossibilità di fruire del beneficio.
L’invio della comunicazione non rappresenta soltanto l’ultimo passaggio procedurale, ma costituisce il momento in cui il diritto all’agevolazione 4.0 si consolida definitivamente, consentendo l’utilizzo del credito secondo le modalità previste dalla normativa.
Qui un indice degli argomenti:
Non tutte le imprese sono interessate dalla scadenza
La scadenza del 31 luglio riguarda esclusivamente gli investimenti “prenotati” entro il 31 dicembre 2025 e completati entro il 30 giugno 2026, soggetti al limite di spesa di 2,2 miliardi di euro, nell’ambito della disciplina dettata dalla Legge di bilancio 2025.
Diversa è invece la situazione degli investimenti con ordine e acconto 20% (o contratto di leasing e maxicanone) perfezionati entro il 31 dicembre 2024. In questi casi continua ad applicarsi la disciplina originaria del credito d’imposta Transizione 4.0, priva di tetto di spesa, per la quale la comunicazione al GSE resta necessaria ma non è soggetta a un termine decadenziale. Le imprese che non abbiano ancora completato gli adempimenti possono quindi regolarizzare la propria posizione prima dell’utilizzo del credito in compensazione, anche successivamente al 31 luglio.
Le liste d’attesa 4.0: scorrimento ancora possibile
Accanto a queste fattispecie si collocano le imprese che, pur avendo validamente presentato la comunicazione preventiva per gli investimenti disciplinati dalla Manovra 2025, sono confluite e tutt’ora permangono nella lista d’attesa determinata dall’esaurimento delle risorse disponibili. A tali soggetti, l’impossibilità di trasmettere le successive comunicazioni impedisce il compimento dell’iter, al momento. Tuttavia, i termini loro imposti per l’invio della comunicazione di completamento (31 marzo 2026 in caso di consegna avvenuta entro il 31 dicembre 2025, e 31 luglio 2026 se avvenuta entro il 30 giugno 2026), potrebbero riaprirsi: in seguito alla scadenza odierna, infatti, sarà finalmente chiaro il quadro delle risorse liberate dalle aziende che non concluderanno la procedura (per mancata consegna nei tempi, ad esempio, o per volontà di passare al beneficio più elevato del nuovo iperammortamento…). I conseguenti scorrimenti in ordine cronologico potrebbero così dare vita a uno spin-off dei completamenti 4.0, previo intervento normativo che consenta la riattivazione della procedura.
Il passaggio all’iperammortamento
E proprio l’opzione del passaggio al nuovo incentivo dedicato ai beni strumentali ad alta tecnologia è valutabile dalle imprese con i beni 4.0 consegnati nel primo semestre del 2026.
Da quest’anno è infatti operativo il Nuovo Piano Transizione 5.0, destinato a raccogliere l’eredità del credito d’imposta 4.0. Le due misure, tuttavia, non sono cumulabili e la disciplina attuativa del primo è ancora in attesa di alcuni chiarimenti interpretativi, attesi nella maxi-circolare operativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di prossima pubblicazione.
Uno degli aspetti più rilevanti che dovrà trattare il testo, riguarda proprio il significato della comunicazione di completamento del credito d’imposta 4.0. L’orientamento più accreditato è che il suo invio costituisca una manifestazione definitiva della volontà di beneficiare del tax credit, rendendo quindi non più praticabile il successivo accesso al nuovo iperammortamento per il medesimo investimento.
Per questo motivo la scadenza del 31 luglio assume un valore che va oltre il semplice adempimento burocratico, rappresentando in molti casi una vera scelta strategica.
Sei anni che hanno cambiato gli investimenti delle imprese
La conclusione, quantomeno simbolica, della misura 4.0 offre l’occasione per valutarne gli effetti.
Secondo uno studio realizzato congiuntamente da Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e Ministero delle Imprese e del Made in Italy e pubblicato a maggio 2026, tra il 2020 e il 2023 il tax credit 4.0 ha sostenuto oltre 60 miliardi di euro di investimenti, generando circa 35 miliardi di euro di crediti d’imposta, la gran parte riconducibili ad investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati.
La misura ha trovato la sua maggiore diffusione nel Nord del paese, soprattutto tra micro, piccole e medie imprese, che hanno assorbito oltre tre quarti delle risorse complessive, contribuendo ad accelerare i processi di digitalizzazione soprattutto nel comparto manifatturiero.
Lo stesso studio evidenzia come il credito abbia prodotto un significativo incremento della propensione agli investimenti, pur con effetti meno marcati sulla produttività nel periodo osservato. Rimane tuttavia il ruolo svolto nel favorire il rinnovo del capitale produttivo e l’adozione di tecnologie digitali da parte del tessuto industriale italiano.
Dal credito d’imposta all’iper-deduzione, cambia la politica industriale
E mentre sulla Transizione 4.0 si tirano le somme, è ormai avviata una nuova fase della politica industriale.
Il Nuovo Piano Transizione 5.0, accessibile agli investimenti effettuati dal 2026, propone un meccanismo caratterizzato da un orizzonte temporale triennale, elemento particolarmente apprezzato dalle imprese e dalle associazioni di categoria.
Recenti analisi hanno salutato la ripresa degli investimenti privati come favorita proprio dall’avvio del nuovo incentivo, grazie al suo maggiore appeal rispetto alle vecchie misure; d’altra parte, ha replicato il ministro Adolfo Urso, il bilancio complessivo dei Piani 4.0 e 5.0 nel solo 2025 ha superato i 6,5 miliardi di euro di incentivi, coinvolgendo oltre 45 mila imprese e attivando più di 20 miliardi di investimenti.
Al di là dei confronti, la sfida della trasformazione tecnologica delle imprese resta aperta, tra il pungolo degli effetti, ancora presenti, dei vecchi strumenti e la spinta verso le promesse dei nuovi, chiamati a prenderne il testimone.