Agevola Imprese

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14 Novembre 2025

Fine dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0

È l’alba di un nuovo paradigma fiscale per gli investimenti produttivi

Siamo alla fine di un ciclo quinquennale. Esaurite le risorse per i piani Transizione 4.0 e 5.0, si apre una nuova fase per gli incentivi alle imprese: meno “bonus” e più strumenti strutturali. Il Governo prepara la “Nuova Transizione 5.0”, basata sulle deduzioni maggiorate dell’iperammortamento. La prossima stagione alle porte, che si aprirà con la definizione della Legge di bilancio 2026, punta a un equilibrio più duraturo, premiando continuità e pianificazione strategica, insieme a solidità economica e capacità di generare utili. Intanto però le imprese continuano a prenotare i loro progetti 4.0 e 5.0 sulla piattaforma GSE, almeno per entrare in lista d’attesa: nel corso del question time alla Camera, lo scorso 12 novembre, il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, ha affermato: «noi ci impegniamo a soddisfare le esigenze di tutte le imprese».

È l’alba di un nuovo paradigma fiscale per gli investimenti produttivi

Con la comunicazione ufficiale dell’11 novembre, il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha annunciato l’esaurimento delle risorse disponibili per la misura Transizione 4.0. Il plafond di 2,2 miliardi di euro per il 2025 è stato interamente assorbito dalle richieste pervenute.

Le imprese possono ancora trasmettere le comunicazioni di prenotazione, ma tali domande, una volta protocollate dal GSE, generano risposta di “risorse esaurite”. Entreranno dunque in una lista d’attesa in ordine cronologico di presentazione, e potranno essere accolte in caso si liberino nuovi fondi, ad esempio in caso di rinunce o di mancata conferma delle prenotazioni entro i 30 giorni previsti.

L’annuncio arriva a pochi giorni dalla chiusura del rubinetto Transizione 5.0, lo scorso 7 novembre, con la sua “nuova” dotazione di 2,5 miliardi, concordata con la Commissione europea e già in overbooking.

Ma Urso dice: «presentate i progetti. Noi troveremo le risorse»

In un intenso susseguirsi di comunicazioni ufficiali da parte del dicastero, il titolare Adolfo Urso ha ribadito in più occasioni negli ultimi giorni che il Governo intende garantire la continuità degli incentivi per le imprese e reperire nuove risorse per coprire almeno parte delle domande in lista d’attesa. Lo scorso 12 novembre, rispondendo alle interrogazioni presentate dalle opposizioni alla Camera, ha dichiarato: «come riconosciuto in questi giorni ormai praticamente da tutti o quasi […], il piano Transizione 5.0 è adesso considerato una misura popolare, molto gradita dalle imprese, di cui non poter fare a meno […]. Sono oltre 15 mila le imprese che hanno prenotato i crediti di imposta dei piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0, per un valore che supera i 5,5 miliardi di agevolazioni. Ad oggi [12 novembre] ci sono crediti di Transizione 5.0 prenotati per un valore superiore a 3,4 miliardi di euro con 13.852 progetti presentati. Un risultato ben superiore alle aspettative e alle stime che venivano fornite dalle associazioni industriali […] Le imprese […] possono continuare a presentare il loro progetti fino al 31 dicembre 2025 perché la piattaforma è sempre rimasta attiva, e lo stanno facendo in queste ore, centinaia, migliaia di imprese che presentano i loro progetti. […] Ove fossimo in condizione, e sono convinto che lo saremo, di trovare risorse aggiuntive, soddisferemo tutte le richieste affinché nessuna impresa resti indietro».

Anche il giorno precedente, Urso aveva dichiarato al quotidiano Il Tempo, l’11 novembre, a margine di un evento a Napoli: «alle aziende dico: non ascoltate le fake news, presentate i progetti e noi troveremo le risorse per chi presenta fino al 31 dicembre». Il ministro aveva poi aggiunto che dal primo gennaio «riparte la Nuova Transizione 5.0 in piena continuità operativa che dispone altri 4 miliardi. Sono strumenti per rendere efficaci le imprese sull’energia e per consentire l’attivazione del processo digitale innovativo. Martedì prossimo faremo con i vertici delle aziende una riunione su Transizione, spiegheremo cosa è accaduto finora, sul grande successo che non avevano previsto». Urso ha infatti convocato per il 18 novembre un incontro con le principali associazioni imprenditoriali, alla presenza del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, per discutere le prospettive della misura e i possibili correttivi.

Dal credito d’imposta all’iperammortamento: il ritorno agli incentivi “strutturali”

La “Nuova Transizione 5.0” cui si riferisce il rappresentante del Mimit, che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2026, appunto «in piena continuità operativa», è destinata a segnare una svolta nella politica fiscale per gli investimenti produttivi.
La bozza del disegno di legge di Bilancio 2026 prevede infatti che gli investimenti in beni materiali e immateriali ad alta tecnologia, anche destinati all’efficientamento energetico, non saranno più agevolati tramite credito d’imposta, ma attraverso le deduzioni maggiorate dell’iperammortamento. Un ritorno, quindi, a strumenti strutturali, che incidono sul reddito imponibile anziché sulla compensazione dei tributi.
Il passaggio segna un radicale cambio di prospettiva: mentre il credito d’imposta favoriva la liquidità immediata e permetteva di compensare imposte e contributi anche in assenza di utili, l’iperammortamento premia chi genera reddito e possiede una struttura patrimoniale solida, favorendo le imprese profittevoli, rispetto a quelle che quelle che operano con margini ridotti e contano sulla leva fiscale per sostenere gli investimenti.

Incertezza per gli investimenti in corso

Il combinato disposto dell’esaurimento delle due misure 4.0 e 5.0 e del transito in corso verso il nuovo modello genera una comprensibile incertezza operativa.
Soprattutto le imprese che hanno già ordinato i beni si trovano oggi in una sorta di limbo: i crediti d’imposta 5.0 e 4.0 potrebbero essere richiesti ma non finanziati, mentre non è ancora certo se la nuova misura sarà operativa per gli investimenti “effettuati” (come recita il testo dell’art. 94 del Ddl Bilancio), e quindi conclusi, nel 2026. Si guarda dunque alla definizione della prossima Finanziaria, che potrebbe includere aggiustamenti significativi alla prima bozza.

Ad esempio, ha dichiarato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo al Sole 24 Ore, aprendo all’ipotesi di rendere strutturali iper e super ammortamento, questo sarebbe «un nostro obiettivo, che può essere perseguito subito o a tappe a seconda delle coperture disponibili».

In quest’ottica, la maggioranza valuta di proporre in sessione di bilancio un emendamento per l’estensione dei termini di consegna dei beni agevolabili fino al 2028 o 2029, purché sia stato versato almeno il 20% dell’investimento entro il 31 dicembre 2026.

Anche il ministro Urso, durante il question time del 12 novembre alle camere, ha confermato di essere «impegnato con il ministro Giorgetti (MEF) ad assicurare la proroga [della Nuova Transizione 5.0] anche nel successivo biennio, così da consentire alle imprese di programmare gli investimenti in un periodo più esteso».

Un’era si chiude, un nuovo equilibrio in arrivo

Una cosa sembra certa: il tempo degli “sportelli” si avvia alla conclusione. L’abbandono della logica dei bonus Transizione 4.0 e 5.0 nel 2026 segna la fine di un ciclo iniziato nel 2020, durante il quale il credito d’imposta ha rappresentato lo strumento principe della politica industriale italiana.
La nuova stagione che prenderà le mosse con la prossima Legge di bilancio 2026 potrebbe caratterizzarsi per il mantenimento di un equilibrio più duraturo, verso la costruzione di un sistema più stabile e prevedibile di incentivi fiscali per chi investe in tecnologie, digitalizzazione ed efficienza energetica. L’alba di un nuovo paradigma fiscale, in cui la pianificazione strategica e la capacità di generare utili diventeranno i principali requisiti d’accesso agli incentivi del futuro.

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