La riforma degli incentivi alle imprese compie un nuovo passo avanti. Dopo il Codice degli incentivi, il cui impianto è entrato in vigore il 1° gennaio 2026 per governare le regole generali di accesso e gestione delle agevolazioni, arriva in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. n. 138/2026, secondo provvedimento attuativo della legge delega n. 160/2023. Il decreto, in vigore dal 18 agosto 2026, interviene questa volta sulla struttura dell’offerta, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione e concentrare le risorse su un numero circoscritto di strumenti. Per il Mimit il fulcro diventa il Fondo crescita sostenibile, articolato in quattro aree di intervento, che affiancherà strumenti consolidati come la Nuova Sabatini e il Fondo di garanzia per le PMI, resi definitivamente strutturali dal decreto. La riforma, però, non è ancora compiuta: modalità operative e risorse delle diverse sezioni saranno definite dalla prossima Legge di Bilancio. Nel frattempo, il Codice inizia a trovare le prime applicazioni concrete.
Dopo il Codice degli incentivi, che ha agito soprattutto sulle procedure, il mosaico di provvedimenti che ha iniziato a comporsi con la legge delega n. 160/2023 si arricchisce di un nuovo tassello. Il D.Lgs. n. 138/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il 18 agosto 2026, interviene sull’altra componente della riforma degli incentivi alle imprese, quella relativa alla razionalizzazione degli strumenti. Il decreto mira a ridurre la frammentazione dell’offerta e a concentrare gli interventi su misure ritenute più coerenti con le finalità della legge delega.
Per quanto riguarda il perimetro della revisione nell’ambito di competenza del Mimit, l’offerta di agevolazioni viene ricondotta dal nuovo decreto a cinque macro-strumenti: Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia per le PMI, Fondo di sostegno al venture capital, Nuova Sabatini e incentivi per il settore aerospaziale.
Superando la proliferazione di bandi sovrapposti e di durata limitata, il nuovo sistema costruito dal Mimit si propone più concentrato, stabile e prevedibile.
Qui un indice degli argomenti:
Il Fondo crescita sostenibile diventa centrale
Accanto alla riaffermazione di strumenti ormai già strutturali, come Il Fondo di garanzia MCC e la Nuova Sabatini, il principale elemento di novità all’interno della nuova architettura è il riposizionamento del Fondo per la crescita sostenibile, destinato a diventare il principale contenitore per programmi ad alto impatto sulla competitività.
Il FCS viene articolato in quattro aree: ricerca e innovazione, startup e nuova imprenditorialità, investimenti produttivi per la transizione verde e digitale, accesso al credito e ai mercati dei capitali. All’interno di queste direttrici potranno trovare spazio bandi tematici (sulla falsariga del bando-tipo), IPCEI, contratti di sviluppo.
Sarà progressivo lo spostamento verso un numero più ristretto di canali di intervento, con la graduale abrogazione delle misure “ridondanti”, che verranno fatte confluire nella nuova struttura in funzione delle direttrici di sostegno individuate.
Il riordino non determina, tuttavia, un’interruzione immediata delle misure che vengono superate: gli strumenti già avviati restano ad oggi attivi secondo la disciplina attuale, le domande già presentate continuano a seguire le regole previste dalla specifica misura di riferimento. La razionalizzazione riguarda soprattutto la programmazione futura.
La palla passa alla Legge di Bilancio
Il D.Lgs. n. 138/2026 definisce la nuova architettura, ma non ne determina ancora le effettive disponibilità finanziarie. Sarà la prossima Legge di Bilancio a stabilire gli stanziamenti da destinare alle diverse aree del FCS, convogliando anche le risorse derivanti dalle misure abrogate.
Anche per definire le discipline operative dei diversi ambiti serviranno successivi decreti del Mimit. Dopo questi passaggi sarà possibile conoscere requisiti, intensità degli aiuti, procedure e tempi delle nuove misure.
Per chi sta programmando investimenti nei prossimi 12, 18 mesi, diventa quindi rilevante seguire non solo la pubblicazione dei singoli bandi, ma anche la costruzione della nuova cornice finanziaria e regolamentare.
Il Codice inizia a trovare applicazione
Nel frattempo, il Codice degli incentivi, ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 2026, comincia a tradursi in strumenti concreti. Un primo esempio arriva dal Registro nazionale degli aiuti di Stato, che dal 4 agosto 2026 mette a disposizione delle amministrazioni un servizio per l’elaborazione degli schemi di bando.
Il servizio consente di predisporre le procedure in coerenza con il Codice degli incentivi e con il bando-tipo definito dal decreto ministeriale 18 giugno 2026. Il relativo protocollo tecnico è stato adottato con decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del 31 luglio 2026.
È un primo passaggio verso una maggiore standardizzazione delle procedure: il bando-tipo non resta più soltanto uno strumento previsto dalla riforma, ma diventa parte dell’attività concreta di costruzione dei nuovi incentivi.
Una riforma ancora in costruzione
La riforma, insomma, procede su piani complementari. Il Codice ha definito le regole comuni per programmazione, accesso, gestione e controllo, mentre il D.Lgs. n. 138/2026 interviene sul numero e sulla struttura degli strumenti, concentrando quelli di competenza del Mimit attorno a direttrici più definite.
Il passaggio successivo arriverà con la Legge di Bilancio, attraverso la quale saranno impostate risorse e priorità della nuova architettura. Nel frattempo, la direzione è tracciata verso minore frammentazione e maggiore standardizzazione delle procedure. A imprese e professionisti il compito di tradurla in programmazione, tenendo conto delle misure esistenti e delle opportunità che prenderanno forma nei prossimi mesi.