Agevola Imprese

Nuovo Iperammortamento
16 Febbraio 2026

Nuovo Iperammortamento, svolta sul vincolo Made in UE

L’annuncio a Telefisco: possibile revisione della norma primaria

Il Nuovo Iperammortamento potrebbe aprirsi ai beni extra UE: lo ha annunciato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo a Telefisco, lo scorso 5 febbraio. Prioritaria la rimozione del vincolo territoriale che finora ha bloccato l’emanazione del decreto attuativo, congelando gli investimenti. Contrastanti le reazioni dell’industria: Federmacchine teme l’indebolimento della produzione europea; comparti come quelli delle macchine per costruzioni e del movimento terra ritrovano invece entusiasmo per una misura che, nella formulazione prevista dalla Legge di bilancio, temevano potesse deformare il mercato e deteriorare i rapporti con partner strategici. Parallelamente, resta aperto il “fronte fotovoltaico”, che ha visto alcuni dei principali produttori di moduli Made in UE appellarsi all’Europa per violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

«Penso di poter dare una buona notizia, stiamo lavorando, io ringrazio le nostre strutture, Ragioneria, Agenzia, Dipartimento delle finanze, stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminare queste limitazioni territoriali». Il Nuovo Iperammortamento 2026 potrebbe cambiare perimetro prima ancora di entrare pienamente in attività. Il 5 febbraio, intervenendo a Telefisco, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha annunciato l’intenzione del Governo di eliminare il vincolo che limita l’agevolazione ai soli beni strumentali prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo. L’orientamento espresso dal viceministro aprirebbe l’incentivo anche a beni tecnologicamente avanzati di provenienza extra UE, purché in possesso di tutti gli altri requisiti tecnici previsti dalla normativa. La modifica del comma 427, dal costo stimato di circa 1,3 miliardi di euro, potrebbe avere effetto anche sullo sblocco del decreto attuativo, ancora fermo nonostante sia già scaduto il termine per l’emanazione fissato dalla Legge di Bilancio.

Una misura centrale per la politica industriale del triennio

Il Nuovo Iperammortamento è stato introdotto dalla legge n. 199/2025 (art. 1, commi 427-436) come propulsore per gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati ricompresi negli allegati IV e V della Legge di bilancio 2026. La misura consente di applicare il coefficiente di ammortamento su un valore maggiorato fino al 180% del costo del bene, generando una deduzione fiscale aggiuntiva di notevole impatto.

Caratterizzato da un’intensità di beneficio più elevata rispetto ai precedenti “Piani 4.0”, l’iperammortamento è atteso dalle imprese per il rilancio degli investimenti nel periodo 2026–2028.

Perché il decreto attuativo è fermo

Come si è inteso nelle ultime settimane, il ritardo del decreto attuativo è stato alimentato dalle difficoltà sollevate intorno al requisito di origine territoriale dei beni agevolabili, assente nelle prime bozze dell’impianto d’incentivazione e introdotto da ultimo nel testo definitivo della manovra. La limitazione ai beni prodotti in UE o SEE aveva generato immediate reazioni, soprattutto nei settori in cui l’offerta europea non è in grado di coprire la domanda di macchinari tecnologicamente avanzati.

Poiché la rimozione di questo vincolo richiede una modifica di norma primaria, l’annuncio di Leo suggerisce che l’esecutivo sia già al lavoro per individuare un veicolo di intervento sulla legge cui possa succedere l’attuazione.

Milleproroghe: una strada superata?

Nelle settimane precedenti all’intervento del numero due del Mef a Telefisco, era circolata l’ipotesi che una possibile azione correttiva sarebbe potuta passare attraverso il decreto Milleproroghe, con un emendamento (il 14.44) volto sia ad estendere i termini temporali dell’agevolazione sia ad ampliarne il perimetro geografico ai Paesi del G7, ma solo per alcune categorie merceologiche.

Ora, alla luce delle dichiarazioni del viceministro, questa strada sembrerebbe passare in secondo piano. Il Governo punterebbe infatti a una revisione ancora più radicale, «da inserire nel prossimo provvedimento legislativo», ha affermato Leo, superando soluzioni parziali o settoriali come quelle ipotizzate in sede di conversione del Milleproroghe.

La perplessità dei costruttori di Federmacchine

L’annuncio di una possibile prossima apertura ai beni extra UE ha suscitato reazioni contrastanti. Tra le più critiche quella di Federmacchine, che riunisce diverse associazioni di costruttori italiani di macchinari. La federazione ha espresso forte preoccupazione sia per il ritardo nell’emanazione del decreto attuativo sia per l’ipotesi di eliminare la clausola Made in UE, considerata uno strumento di tutela della produzione nostrana. Secondo Federmacchine, l’assenza di regole certe sta già producendo un effetto di congelamento della domanda: molte imprese preferiscono attendere chiarimenti prima di procedere con gli ordini, comportamento che vanifica nel breve periodo l’effetto espansivo dell’incentivo. Sul medio termine, i costruttori temono che l’apertura indiscriminata ai beni extra UE, provenienti ad esempio da Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Giappone, possa indebolire il manifatturiero europeo, proprio mentre l’Unione promuove politiche di reshoring e autonomia strategica.

Tesya Group: da subito, contrarietà al vincolo

Sul fronte opposto, risale invece alla fine di dicembre l’iniziativa del Gruppo Tesya, che include CGT, tra i principali operatori nel settore delle macchine per il movimento terra. Ancora prima dell’entrata in vigore delle Legge di bilancio, il gruppo aveva inviato una lettera a diversi Ministeri, il cui contenuto era stato riportato dal quotidiano la Repubblica, per segnalare le criticità associate al vincolo territoriale.

Il gruppo aveva richiamato l’attenzione sulle possibili ricadute, paventando la penalizzazione del comparto delle costruzioni, in cui oltre il 90% delle macchine tecnologicamente avanzate, pur consentendo comunque lo sviluppo di filiere italiane, è realizzato in paesi extra europei. Si ipotizzavano, tra le conseguenze più gravi della limitazione, rallentamenti dei cantieri e perdita occupazionale, oltre a potenziali riflessi sulle relazioni industriali e commerciali con partner strategici come gli Stati Uniti.

Sulla stessa lunghezza d’onda, nelle settimane immediatamente successive all’approvazione della legge di Bilancio, anche un comunicato diffuso da Unacea, associazione che rappresenta diverse aziende di macchine per costruzioni, in cui il vincolo UE/SEE viene messo in relazione a una possibile contrazione del mercato interno.

Un fronte distinto, reclami a Bruxelles per il fotovoltaico

Un discorso a parte riguarda il comparto fotovoltaico. Alcuni produttori di moduli hanno presentato reclami formali all’Europa contestando l’impostazione della normativa che vieta l’accesso all’iperammortamento alla “lettera A” del registro ENEA, escludendo di fatto 25 produttori di moduli europei sui 26 iscritti al registro dei moduli Made in EU.

Le undici aziende firmatarie mettono in luce il rischio di determinare un monopolio di fatto per un’unica azienda, di controllo statale, a scapito di tutte le altre, con effetto diretto sul mercato e sulla concorrenza. Un quadro in contrasto, secondo i promotori dell’appello, con la normativa sugli aiuti di Stato.

Un cantiere ancora aperto

L’annuncio del viceministro Leo segna un passaggio decisivo nel percorso del Nuovo Iperammortamento 2026. Il superamento del vincolo Made in UE potrebbe dare una scossa all’emanazione del decreto attuativo e restituire operatività a uno strumento di politica industriale molto atteso, assicurando nel contempo una maggiore accessibilità alle imprese attive nei settori movimento terra, agricoltura, logistica e lavorazione di materiali inerti. Resta però aperta una fase delicata di definizione normativa, con un difficile equilibrio da stabilire tra apertura dei mercati, tutela del manifatturiero europeo e certezza delle regole.

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