Agevola Imprese

Legge di Bilancio
08 Novembre 2025

Blocco compensazioni: veto trasversale

Dal credito d’imposta a quello bancario? Professionisti, imprese e agricoltori: no all’art. 26

Audizioni sul Ddl Bilancio, da lunedì a giovedì, davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato. Raramente si era vista una simile convergenza: sigle e rappresentanze di categoria, dal mondo delle professioni alle imprese, fino alle associazioni agricole, unite nel dissenso verso l’articolo 26 della Manovra, la norma che stringe le compensazioni dei crediti d’imposta prevedendo, dal 2026, il dimezzamento della soglia di blocco per i contribuenti con debiti iscritti a ruolo e, da luglio, la limitazione dell’utilizzo orizzontale in F24. L’opposizione è trasversale. Dal Consiglio nazionale dei commercialisti a Confprofessioni, da Confindustria fino a Coldiretti: le principali rappresentanze chiedono lo stralcio o la profonda revisione dell’articolo. Le critiche si concentrano sugli effetti della misura in termini di liquidità e sulla penalizzazione delle micro e piccole imprese, dei lavoratori autonomi e dei settori che fanno ricorso ai crediti fiscali per finanziare gli investimenti. Intanto il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato al 14 novembre, con un margine di modifica ridotto e una “dote” di soli 100 milioni di euro per le modifiche.

Davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato si è alternata, questa settimana, una pluralità di voci (tra associazioni, ordini, enti e organizzazioni) chiamate a esprimere osservazioni sul disegno di Legge di bilancio.
E se, come ha sintetizzato martedì il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «è tutto naturalissimo, i banchieri difendono gli interessi delle banche, gli industriali quelli degli industriali. Il ministro fa l’interesse generale», raramente si era vista una simile coralità. C’è un tema che ha unito realtà non sempre compatte: il dissenso verso l’articolo 26 del Ddl Bilancio, che impone una stretta alle compensazioni dei crediti d’imposta, inclusi quelli maturati per ZES Unica, Ricerca & Sviluppo, Innovazione e Design, Transizione 4.0 e 5.0.

Le modifiche previste dall’articolo 26

Nel dettaglio, la norma contenuta nella bozza del Ddl dispone che dal primo luglio 2026 i crediti d’imposta diversi da quelli emergenti da liquidazioni periodiche non possano più essere utilizzati per compensare, tramite modello F24, contributi previdenziali e assistenziali o premi Inail.
Dal primo gennaio 2026, inoltre, il divieto di compensazione scatterà per i contribuenti che abbiano iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, o carichi affidati agli agenti della riscossione per atti emessi dall’Agenzia delle Entrate, per importi superiori a 50 mila euro e con termini di pagamento scaduti, in assenza di provvedimenti di sospensione (attualmente la soglia è di 100 mila euro).
Un doppio intervento che, secondo gli auditi, rischia di compromettere la liquidità delle imprese e il pieno utilizzo dei crediti legittimamente maturati.

Commercialisti in prima linea

Tra le voci più autorevoli a intervenire, quella del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC). In audizione lunedì scorso, Pasquale Saggese e Salvatore Regalbuto hanno sottolineato come «la norma sia estremamente penalizzante», in quanto inciderebbe maggiormente su microimprese, PMI e lavoratori autonomi, che vedrebbero compromessa la possibilità di «compensare questi crediti che hanno legittimamente acquisito».
Il Consiglio propone che la disposizione venga espunta o, in alternativa, limitata ai soggetti di grandi dimensioni, per evitare «una penalizzazione che sarebbe assolutamente rilevante». Inoltre, il CNDCEC suggerisce che la norma si applichi, eventualmente, solo ai crediti maturati a partire dall’entrata in vigore della Legge di bilancio.
Alla posizione dei commercialisti si sono subito allineate Confprofessioni, con il vicepresidente Andrea Dili («siamo contrari all’art. 26»), e Confapi, con il vicepresidente Francesco Napoli: «misura che vede la nostra contrarietà, chiediamo di riconsiderarla».

Le imprese temono effetti su liquidità e investimenti

Nella stessa giornata di audizioni, anche il fronte imprenditoriale ha espresso forti preoccupazioni. Per Confimi Industria, il direttore generale Fabio Ramaioli ha definito la misura «non condivisibile». Per Confabitare, il segretario nazionale Eugenio Romey ha osservato che l’intervento «porterà crisi di liquidità, svalutazione dei crediti fiscali e un effetto retroattivo, di fatto, su chi ha già acquistato importi rilevanti di crediti al fine di poterli compensare: chiediamo uno stralcio o una clausola di salvaguardia per tutelare chi ha fatto degli investimenti».
Per la logistica, il segretario generale di Conftrasporto, Renato Imbruglia, ha lanciato l’allarme: «il divieto di compensazione di crediti di imposta ai fini delle posizioni contributive e previdenziali è una misura particolarmente critica per le aziende di autotrasporto merci». La norma, se applicata anche ai rimborsi accise sul gasolio professionale, «rischia di paralizzare l’operatività delle imprese».

Martedì: il coro di artigiani, industria e commercio

Le audizioni di martedì 4 novembre hanno confermato un dissenso generalizzato. Confartigianato, Casartigiani e CNA hanno evidenziato il rischio di gravi tensioni di liquidità per le imprese del comparto casa, dall’edilizia all’impiantistica, che hanno applicato lo sconto in fattura e utilizzano i crediti fiscali per compensare i propri debiti contributivi.
Di rilievo l’intervento del direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, che ha sottolineato: «se oggi io sono una media o piccola impresa e faccio un investimento, maturando un credito d’imposta, ma non ho accesso alla compensazione con i contributi, in attesa che l’investimento mi rientri negli anni a venire, io nel momento di maggior bisogno, quello in cui ho speso, non ho la possibilità di finanza. Quindi dovrei ricorrere ulteriormente al credito bancario». Continua Tarquini: «ovviamente questo, per la finanza pubblica, è un fatto di cassa, non di competenza, perché il debito resta, almeno per parecchi anni. Siccome penso che nessuno incentivi un’azienda nella speranza che non faccia utili, perché se no sarebbe sbagliato l’incentivo, ma si spera che faccia utili e quasi sempre per fortuna accade, chiediamo di mettere particolare attenzione su questa misura che è molto punitiva per chi si comporta in maniera positiva o virtuosa senza nemmeno avere un grande ritorno, se non un fatto di cassa». Dello stesso avviso anche Confcommercio e Confesercenti.

Il mondo agricolo: «tenere fuori l’agricoltura dall’articolo 26»

Dal settore primario si è levato un ulteriore fronte di opposizione. Coldiretti ha espresso «forte preoccupazione per il divieto di compensare i crediti d’imposta non derivanti da dichiarazioni fiscali con i debiti previdenziali e contributivi» che scatterebbe dal primo luglio.
Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha ribadito: «l’agricoltura va tenuta fuori dall’articolo 26 della legge di Bilancio. Si garantisca ai produttori del settore la compensazione dei crediti di imposta con i contributi previdenziali e assistenziali, la principale occasione di recupero delle spese per le imprese agricole». E ancora: «impediremo che venga tradita la fiducia degli agricoltori incentivati ad ammodernare, ma senza uno strumento concreto per rientrare dagli investimenti. L’articolo 26, allo stato attuale, rischierebbe di compromettere l’efficacia di gran parte del sistema di sostegno di cui gode l’agricoltura».

Verso gli emendamenti: tempi stretti e margini limitati

Il calendario parlamentare prevedrebbe l’arrivo della legge di Bilancio in Aula a Palazzo Madama il 24 novembre, ma la data quasi certamente slitterà. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato al 14 novembre, con un’operazione di selezione e ammissibilità che si preannuncia complessa.
Per le modifiche, la manovra, che vale complessivamente 18,7 miliardi di euro, mette a disposizione una «dote» da 100 milioni l’anno, cifra che restringe i margini per ritocchi significativi. Come ha dichiarato il ministro Giorgetti, «il Parlamento può decidere di togliere cifre messe su alcune cose e di metterle su altro».
Resta da vedere se tra questi “altro” rientrerà anche l’articolo 26, oggi al centro di un veto trasversale significativo per ampiezza e compattezza.

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