Dal 16 marzo 2026 è in vigore il nuovo regolamento AGCM sul rating di legalità: validità estesa a tre anni, premialità per la continuità, attestazione in lingua inglese; ma anche cause ostative più stringenti. Lo strumento reputazionale diventa più selettivo, e proprio per questo più prezioso, per le imprese che puntano su accesso al credito, agevolazioni, appalti pubblici e mercati internazionali. In un contesto in cui la condizionalità incide sempre più sull’accesso agli incentivi, il rating non è più solo un “extra”, ma un vantaggio strategico concreto, da costruire con il supporto di una consulenza qualificata.
Un nuovo rating di legalità: più rigoroso e più efficace. Con la recente entrata in vigore dell’ultimo regolamento attuativo (delibera AGCM n. 31812 del 27 gennaio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 febbraio) il “patentino di qualità etica”, che premia le aziende virtuose e trasparenti, compie un salto di qualità. Il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato il 16 marzo 2026, sostituisce integralmente la disciplina del 2020 e ridefinisce in modo organico requisiti, cause ostative e obblighi informativi, introducendo novità che rafforzano il valore dello strumento sul mercato.
Tra le principali novità, la durata del rating passa da due a tre anni: più tempo per valorizzarlo e meno oneri di rinnovo. È introdotta inoltre una premialità per la continuità, che riconosce punteggio aggiuntivo alle imprese che confermano il rating per almeno tre volte consecutive, entro il limite delle tre stelle.
Rilevante anche l’apertura internazionale: l’attestazione è ora disponibile in lingua inglese, aumentando la spendibilità del rating verso investitori esteri e gruppi multinazionali, sempre più attenti ai profili ESG.
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Una leva di competitività: i vantaggi concreti per l’impresa
Dal 2012, quando è stato introdotto per premiare le aziende che lavorano con correttezza e integrità, il rating di legalità garantisce benefici concreti alle imprese che se ne dotano.
Nei finanziamenti pubblici, il rating incide sulle graduatorie con premialità e preferenze. In banca, può facilitare l’istruttoria e migliorare l’accesso al credito. Negli appalti, rafforza il profilo di affidabilità dell’impresa, riducendo il rischio percepito e aumentando il punteggio in fase di gara.
Il contesto normativo va nella stessa direzione. Con il Codice degli incentivi, in vigore dal 1° gennaio 2026, l’accesso ai benefici è sempre più legato a criteri di trasparenza e affidabilità. In questo scenario, il rating diventa una vera e propria leva per non restare esclusi dalle opportunità.
Anche lungo la filiera il suo valore cresce: sempre più spesso, grandi imprese e multinazionali selezionano partner solidi richiedendo, in alcuni casi, il rating come requisito per essere loro fornitori. Presentarsi con un rating rilasciato da un’autorità indipendente significa ridurre le asimmetrie informative e rafforzare la propria posizione sul mercato.
Il riconoscimento, oggi riformato, fondato su controlli più stringenti e verifiche incrociate, ha un peso maggiore nei rapporti con banche, PA e partner commerciali.
Il nuovo regolamento: cosa cambia dal 16 marzo 2026
Il nuovo regolamento attuativo, infatti, a fronte delle migliorie apportate allo strumento in termini di vantaggi per le imprese, ne accresce anche il livello di selettività, ampliando le cause ostative al rilascio e al mantenimento del rating.
Tra queste rientrano l’esercizio dell’azione penale per reati gravi, inclusi quelli ex D.Lgs. 231/2001, le misure previste dal Codice Antimafia e i provvedimenti definitivi dell’AGCM, nei due anni precedenti, per pratiche scorrette o abuso di dipendenza economica.
Particolare attenzione va posta anche ai tempi: gli effetti ostativi delle condanne variano (cinque anni, tre o due a seconda dei casi) e richiedono una valutazione puntuale.
Si rafforzano inoltre gli obblighi informativi: ogni evento rilevante deve essere comunicato entro trenta giorni. L’omissione può comportare la revoca del rating e il blocco di nuove domande per diciotto mesi. È previsto anche un obbligo transitorio per le imprese già titolari.
Perché affidarsi a una consulenza specializzata
Il rating di legalità non è un semplice adempimento, ma un percorso che richiede una valutazione tecnica accurata e una gestione continua.
La complessità normativa, tra diritto penale d’impresa, disciplina della concorrenza e normativa antimafia, nonché le condizioni di aumento che rendono importante avere competenze traversali organizzative che spaziano dai temi ESG a quelli della gestione del rischio (es. Modelli Organizzativi 231/2001), rendono fondamentale il supporto di professionisti qualificati con un know how interdisciplinare, in grado di verificare preventivamente i requisiti, gestire gli obblighi e valorizzare il rating all’interno dei sistemi di governance.
La consulenza specializzata consente di trasformare un requisito normativo in un vantaggio competitivo misurabile: maggiore reputazione, accesso facilitato al credito, migliori opportunità negli appalti e nell’accesso alle agevolazioni, maggiore credibilità sui mercati internazionali.
Il rating di legalità non è più solo un “bollino”. È uno strumento di posizionamento. E dotarsene, con il giusto supporto, è una scelta strategica.
Rating di legalità
Trasparenza per la competitività